martedì 12 gennaio 2010

Bangkok





Siamo volati da Bali a Kuala Lumpur con un volo low cost air asia per 25 euro e ci siamo sistemati in una guesthouse losca che la meta' basta a china town, il centro storico, se cosi' si puo' chiamare, visto che appena 150 fa KL era poco piu' che un villaggio con attorno la giungla.
ora invece e' la tipica citta' asiatica ultra moderna, piena di grattacieli di vetro e acciaio e di cinesi che non si fermano mai.
la mattina ci siamo messi in coda per prendere uno dei biglietti gratuiti che vengono distribuiti ogni giorno in numero limitato per salire sulle petronas tower.
qulche mezzora dopo guardavamo la citta' dai 171 metri dello skybridge, che collega le due torri al quarantunesimo piano.
la cosa piu' strana era pensare che non eravamo neanche a meta' dei 451 metri totali del grattacielo, il terzo piu' alto del mondo.
a KL e' tutto nuovo e di interessante c' e' poco da vedere, e se lo dicono anche gli abitanti stessi c' e' da credergli.
il giorno dopo quindi via, circa 6 ore di bus e siamo arrivati a Penang, che gia' conoscevamo abbastanza per esserci fermati all' andata.
ma all' andata non c'era il Monkey.
cosi' ho conosciuto di persona questo simpatico personaggio italiano che vive in Asia da piu' di 2 anni cercando di capire cosa fare da grande.
intanto insegna inglese ai malesi e prepara un master in qualcosa all' universita' di Penang.
seguo il suo interessante blog da qualche anno, e' scritto veramente bene e riflette i pensieri e le sensazioni esposti sempre in modo lucido e anche ironico di un giovane expat alla conquista dell'Asia.
lo consiglio a tutti, eccolo http://www.monkeyrockworld.com/
adesso siamo ancora a Bangkok e ci siamo arrivati direttamente dalla Malesia con un comodissimo treno notturno.
avevo un po' il timore che i treni fossero quasi come quelli indiani, ma per fortuna mi sono sbagliato di grosso.
la cuccetta era spaziosa e piu' comoda di almeno la meta' dei letti in cui ho dormito in questi due mesi e ci mancava solo che il controllore venisse a rimboccarmi le coperte.
tornare a Bangkok dopo un viaggio in altre parti piu' o meno lontane del sud est asiatico e' un po' come tornare a casa.
la conosco bene per esserci passato almeno 5 o 6 volte e ogni volta che ci torno mi sembra sempre piu' pazza e inquinata, ma anche piu' familiare.
qui so dove andare, mi muovo bene e tutto ma proprio tutto e' a portata di mano.
sai gia' dov'e' la tua guesthouse e quanto costa, sai dov' e' il posto che fa il caffe' bevibile e l' agenzia che vende i biglietti per scappare dalla citta'.
sai dov' e' la signora al chioschetto che fa i succhi di mango e ogni volta sai che le devi dire no water no ice no sugar, please.
ma soprattutto sai che il traffico il casino e l' inquinamento sono insopportabili.
ed e' per questo che stamattina sei andato col traghetto fluviale all' ambasciata del Myanmar a chiedere il visto, e mentre aspetti che sia pronto vai a Kanchanaburi sul fiume Kwai, quello del film, che e' vicina a Bangkok ma e' anche piu' tranquilla.
cosi' ti prepari ad andare in uno dei paesi piu' straordinari del mondo.


1 petronas tower
2 Kl dal petronas sky bridge
3 street food a Bangkok
4 buddha in una pagoda di Bangkok ricoperta di sottili strati di fogli d' oro che mettono i fedeli come offerta

venerdì 1 gennaio 2010

Ubud Bali






Buon 2010 a tutti!!!
Di ritorno da Lombok con lo slow ferry ci siamo fermati un paio di giorni nel villaggio di Padangbai.
Ci dovevo venire, era l' unico posto di Bali che gia' conoscevo, o meglio ne avevo gia' letto.
e' qui che visse infatti per un anno circa, dal'91 al '92 Giorgio Bettinelli, prima di diventare per caso il vespista professionista di lungo raggio piu' famoso del mondo.
un po' di soldi prestati a un amico indonesiano vicino di casa e mai piu' ritornati se non sottoforma di un italianissimo scooter, scassato ma col motore buono.
l' idea di attravesare l'Indonesia fino a Medan, cosi' per trovare un' amica, e di farlo via terra con la Vespa. all' alba dei 37 anni e senza praticamente mai aver appoggiato il culo su un mezzo a due ruote, se non come passeggero.
l' inizio di una passione fulminante e il sogno di percorrere le strade di tutti e cinque i continenti, tra le mille difficolta' e le poche sicurezze di una vita cosi' instabile perche' assolutamente nomade.
e il primo di una lunghissima serie di viaggi sempre in sella alla sua fidata Vespa.
dall' Italia a Saigon, in Vietnam.
il mondo che scorre accanto a 70 chilometri all' ora ma solo se l' asfalto e' buono.
e le impressioni, gli incontri, i paesaggi e tutto il resto fissati sulla carta e poi raccolti e messi in ordine e diventati dei libri bellissimi, che fanno solo venir voglia di partire subito.
io Giorgio l' ho conosciuto a Bergamo qualche anno fa.
l' occasione era la presentazione di Rhapsody in Black, il libro sulle sue avventure vespistiche africane.
finita la serata abbiamo scambiato quattro chiacchere , mi sono fatto firmare i suoi libri e abbiamo bevuto qualcosa insieme.
ricordo che era molto carico e gasato per il suo prossimo viaggio che avrebbe cominciato qualche settimana dopo, attraverso tutte le provincie della Cina in Vespa.
e da quel viaggio, poi andato a buon fine, e' anche nato il suo ultimo libro.
lo seguivo spesso sul suo blog, e quando gli lasciavo qualche commento lui mi rispondeva molto gentilmente, ricordandosi sempre il nostro incontro di Bergamo.
fino all' ottobre del 2008, quando aprendo il suo blog come tante altre volte ho letto il triste messaggio della sua moglie cinese che ne annunciava l' improvvisa scomparsa.
ero in un internet point di un paese dell' India del sud, e mi ricordo ancora quanto ci rimasi male in quel momento.
in queste settimane indonesiane ho girato spesso in motorino, soprattutto per Bali, e cosi' ho potuto vedere cose che altrimenti mi sarei sicuramente perso.
ho visto cerimonie, sono stato invitato a due matrimoni e a un funerale, ho visto un allenamento di combattimento di galli e un' orchestra gamelan che faceva le prove per una festa, mi sono perso tra le risaie e sono finito in casa di balinesi gentilissimi a bere un caffe', ho risposto al saluto di mille bambini che mi urlavano Hallo!! quando passavo.
questo l' ho potuto fare perche' non ho partecipato a un' escursione organizzata che ti porta nei soliti posti col van e alla fine si capita sempre nel solito negozio di souvenir, ma perche' ho girato col 'mio motorino' e mi sono fermato a vedere quello che volevo io dove volevo io.
naturalmente ho pensato spesso a Giorgio Bettinelli, che questa cosa l' ha fatta per 15 anni attraverso tutto il mondo, senza mai fermarsi, imparando tra tutte le altre cose a parlare sette lingue e a dire grazie, che e' la prima parola da imparare, nelle lingue e dialetti di tutti i paesi che attraversava, e sono stati centinaia.
che personaggio.
questo e' il copiaincolla del ricordo di Giorgio di un suo illustre concittadino, il giornalista del Corriere Beppe Servegnini:

Beppe Severgnini: Giorgio, la fantasia e l'incoscienza
Tratto da "corriere.it" 22 settembre 2008

Ho saputo, e mi è dispiaciuto molto. Come a Crema sapete - faccio parte del paesaggio, in città ci conosciamo più o meno tutti - Bettinelli ed io siamo della stessa generazione. Aveva un anno più di me, Giorgino. Lo chiamavano così perché è sempre stato alto e esile, sembrava una figura uscita da un libro illustrato. Papà maestro elementare, baffuto, impettito, sempre in bicicletta. Mamma volitiva. Un fratello più grande, se non ricordo male.
Siamo stati insieme lupetti - Giorgino nei rossi, se non sbaglio; io nei pezzati - poi ci siamo ritrovati negli scout, stessa squadriglia (pantere). Eravamo adolescenti, ma Giorgio era più grande di me: per diciotto mesi, e per molte altre cose. Sapeva far tutto: cantare, recitare, scrivere, inventare, correre, tirare, saltare. Credo di aver imparato da lui a parlare in pubblico: uscire, alla luce del fuoco, e recitare di fronte ai tuoi amici è una scuola meravigliosa.
Giorgio Bettinelli è una delle persone più fantasiose che io abbia mai conosciuto, al limite dell'incoscienza. Ricordo quando ci ha trascinato nella notte - lui quattordicenne smaliziato, noi dodicenni svagati - a trovare non so quale suo conoscente, che s'era appartato in auto con la ragazza. A dieci metri di distanza abbiamo accesso sette torce elettriche tutte insieme, puntandole verso il cielo. Ancora mi chiedo come il poveretto non sia morto d'infarto.
Lui era questa roba qui: un misto di follia e fantasia che poteva produrre capolavori e disastri. Ne ho avuto la conferma al liceo classico, dove Giorgino trasformava la politica - lui era del Movimento Studentesco - in un happening. Se c'era lui, l'assemblea diventava uno spettacolo (anche per me, politicamente distante). Era due classi davanti a me, stessa sezione B: la professoressa Paola Milani, gran donna, lo amava e lo odiava. Sentimenti comprensibili, anche allora.
Ricordo quando Giorgio ha cominciato la sua carriera, prima a Crema e più in là: attore nel "Teatro delle Erbe", cantante ("Barista", bella canzone), conquistatore (Monica, di cui mezza Crema era innamorata). Poi l'ho perso di vista, e ho saputo che ci sono stati guai di vario genere, eccessi, vicende romane che a noi sembravano lontane e misteriose. L'ho incontrato tre o quattro volte, per Crema, in quegli anni: aveva gli occhi diversi, più tristi.
Poi, negli anni Novanta, Giorgio ha trovato la Vespa, grande amante di tanti di noi. Da ragazzo, con una Ts 125 cc , io ero arrivato a Vienna (1978) e Alicante (1979). Giorgio, con un mezzo simile, ha girato il mondo. Di nuovo, come quand'era ragazzino: un misto di follia e fantasia, capace di produrre capolavori e disastri. Ma questa storia la sapete, e non c'è bisogno che ve la racconti io. E' finita in Cina, la sua ultima passione. Ora Giorgio sta altrove: auguriamogli di essere felice.
So che a Crema pensate di dedicargli una via. Fate bene. Un consiglio, se posso. Che sia lunga, profumata di piante, e non si veda la fine. Via Giorgio Bettinelli, viaggiatore cremasco.

Piccola Descrizione Delle Foto Di Cui Sopra..
1 ragazza si allena nei passi di una danza tipica balinese, col sottofondo di una rumorosissima orchestra gamelan. Amed
2 le mani nel red hot chilli al mercato di Ubud. Ubud
3 maschera tipica balinese in un negozio vicino al tempio di Gunung Kawi. Tampaksiring, vicino Ubud
4 tecnico addetto alle riparazioni della fognatura durante una full immersion. Ubud
5 rifornimento benzina in una strada sulle colline di Padangbai (un litro o,35 euro). Padangbai

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