venerdì 19 febbraio 2010

Cha am












1 Lord Buddha, Bagan
2 giro in barca sul lago Inle all' alba, faceva freddo!!, Inle lake Nyangshwe
3 le case all' Inle lake, Nyangshwe
4 pagode su un canale dell' Inle lake, Nyangshwe
5 pescatore, Inle lake Nyangshwe
6 bambini del villaggio Pa-O, Nyangshwe
7 cucina nella casa del villaggio Pa-O dove abbiamo mangiato e dormito, Nyangshwe
8 monks in fila per il riso, Yangon
9 Botataung paya, Yangon
10 la piana di Bagan, Bagan
11 Pablo & Diana rock on!!!

giovedì 18 febbraio 2010

Cha am

Eccomi di nuovo in Thailandia, a Cha am, il 'paradiso dei pensionati' a tre ore a sud di Bangkok sulla costa del golfo.
sono gli ultimi giorni di viaggio e mi concedo la prima vera vacanza in questi tre mesi e mezzo di gratificanti sbattimenti tra bus notturni, polvere e altri mezzi assurdi che partono quando son pieni, guesthouse piu' o meno ambigue e fatiscenti con docce che quasi sempre non funzionano, zaino di 8 chili e street food che riserva sempre tantissime sorprese, come uno dei piatti piu' buoni di tutto il viaggio ( ma anche di sempre, dai): la shan noodle soup con curry di tofu al mercato notturno di Nyangshwe, 35 centesimi di euro!!.
in Myanmar non sono mai riuscito ad accedere al blog perche' la giunta militare che governa blocca il mio cosi' come tantisimi altri siti, e comunque non sarei riuscito ad aggiornarlo lo stesso perche' i pochi accessi internet (ma in grande crescita) sono di una lentezza assurda.
per accedere al mio account di yahoo mail non ci mettevo meno di venti minuti.
ma questo non conta perche' ho trovato il Myanmar un paese di una bellezza imbarazzante e forse il piu' autentico che ho mai visto.
la sua gente e' molto aperta ed espansiva e nonostante le ristrettezze dovute al governo militare sembra anche felice con quel poco che ha ( e che non sa, loro sono molto contenti di sapere come funziona 'fuori' dal loro mondo parlando con i turisti )
e' un paese poverissimo, direi come certe parti dell' India che ho visto.
e alcune volte, fuori dalla capitale e dagli altri paesi piu' grandi, sembra di avere fatto un viaggio nel tempo.
la religione e' ovunque come mai da nessun' altra parte
queste sono alcune delle tantissime foto che ho fatto..











1Ragazza con thanaka, la pasta di sandalo che quasi tutte le donne birmane mettono sul viso per motivi estetico tradizionali ma anche per proteggersi dal sole.
Shwedagon pagoda, Yangon
2 Shwedagon pagoda by night, Yangon
3 U Bein's Bridge, il ponte di teak piu' lungo del mondo ( 1, 2 km ), ha 200 anni. Amarapura
4 Drugs Free School!!, Mandalay
5 Monache, Hsipaw
6 La fabbrica dei noodles, Hsipaw
7 Bambina del villaggio Palaung dove ho passato la notte durante un trekking, Hsipaw

martedì 12 gennaio 2010

Bangkok





Siamo volati da Bali a Kuala Lumpur con un volo low cost air asia per 25 euro e ci siamo sistemati in una guesthouse losca che la meta' basta a china town, il centro storico, se cosi' si puo' chiamare, visto che appena 150 fa KL era poco piu' che un villaggio con attorno la giungla.
ora invece e' la tipica citta' asiatica ultra moderna, piena di grattacieli di vetro e acciaio e di cinesi che non si fermano mai.
la mattina ci siamo messi in coda per prendere uno dei biglietti gratuiti che vengono distribuiti ogni giorno in numero limitato per salire sulle petronas tower.
qulche mezzora dopo guardavamo la citta' dai 171 metri dello skybridge, che collega le due torri al quarantunesimo piano.
la cosa piu' strana era pensare che non eravamo neanche a meta' dei 451 metri totali del grattacielo, il terzo piu' alto del mondo.
a KL e' tutto nuovo e di interessante c' e' poco da vedere, e se lo dicono anche gli abitanti stessi c' e' da credergli.
il giorno dopo quindi via, circa 6 ore di bus e siamo arrivati a Penang, che gia' conoscevamo abbastanza per esserci fermati all' andata.
ma all' andata non c'era il Monkey.
cosi' ho conosciuto di persona questo simpatico personaggio italiano che vive in Asia da piu' di 2 anni cercando di capire cosa fare da grande.
intanto insegna inglese ai malesi e prepara un master in qualcosa all' universita' di Penang.
seguo il suo interessante blog da qualche anno, e' scritto veramente bene e riflette i pensieri e le sensazioni esposti sempre in modo lucido e anche ironico di un giovane expat alla conquista dell'Asia.
lo consiglio a tutti, eccolo http://www.monkeyrockworld.com/
adesso siamo ancora a Bangkok e ci siamo arrivati direttamente dalla Malesia con un comodissimo treno notturno.
avevo un po' il timore che i treni fossero quasi come quelli indiani, ma per fortuna mi sono sbagliato di grosso.
la cuccetta era spaziosa e piu' comoda di almeno la meta' dei letti in cui ho dormito in questi due mesi e ci mancava solo che il controllore venisse a rimboccarmi le coperte.
tornare a Bangkok dopo un viaggio in altre parti piu' o meno lontane del sud est asiatico e' un po' come tornare a casa.
la conosco bene per esserci passato almeno 5 o 6 volte e ogni volta che ci torno mi sembra sempre piu' pazza e inquinata, ma anche piu' familiare.
qui so dove andare, mi muovo bene e tutto ma proprio tutto e' a portata di mano.
sai gia' dov'e' la tua guesthouse e quanto costa, sai dov' e' il posto che fa il caffe' bevibile e l' agenzia che vende i biglietti per scappare dalla citta'.
sai dov' e' la signora al chioschetto che fa i succhi di mango e ogni volta sai che le devi dire no water no ice no sugar, please.
ma soprattutto sai che il traffico il casino e l' inquinamento sono insopportabili.
ed e' per questo che stamattina sei andato col traghetto fluviale all' ambasciata del Myanmar a chiedere il visto, e mentre aspetti che sia pronto vai a Kanchanaburi sul fiume Kwai, quello del film, che e' vicina a Bangkok ma e' anche piu' tranquilla.
cosi' ti prepari ad andare in uno dei paesi piu' straordinari del mondo.


1 petronas tower
2 Kl dal petronas sky bridge
3 street food a Bangkok
4 buddha in una pagoda di Bangkok ricoperta di sottili strati di fogli d' oro che mettono i fedeli come offerta

venerdì 1 gennaio 2010

Ubud Bali






Buon 2010 a tutti!!!
Di ritorno da Lombok con lo slow ferry ci siamo fermati un paio di giorni nel villaggio di Padangbai.
Ci dovevo venire, era l' unico posto di Bali che gia' conoscevo, o meglio ne avevo gia' letto.
e' qui che visse infatti per un anno circa, dal'91 al '92 Giorgio Bettinelli, prima di diventare per caso il vespista professionista di lungo raggio piu' famoso del mondo.
un po' di soldi prestati a un amico indonesiano vicino di casa e mai piu' ritornati se non sottoforma di un italianissimo scooter, scassato ma col motore buono.
l' idea di attravesare l'Indonesia fino a Medan, cosi' per trovare un' amica, e di farlo via terra con la Vespa. all' alba dei 37 anni e senza praticamente mai aver appoggiato il culo su un mezzo a due ruote, se non come passeggero.
l' inizio di una passione fulminante e il sogno di percorrere le strade di tutti e cinque i continenti, tra le mille difficolta' e le poche sicurezze di una vita cosi' instabile perche' assolutamente nomade.
e il primo di una lunghissima serie di viaggi sempre in sella alla sua fidata Vespa.
dall' Italia a Saigon, in Vietnam.
il mondo che scorre accanto a 70 chilometri all' ora ma solo se l' asfalto e' buono.
e le impressioni, gli incontri, i paesaggi e tutto il resto fissati sulla carta e poi raccolti e messi in ordine e diventati dei libri bellissimi, che fanno solo venir voglia di partire subito.
io Giorgio l' ho conosciuto a Bergamo qualche anno fa.
l' occasione era la presentazione di Rhapsody in Black, il libro sulle sue avventure vespistiche africane.
finita la serata abbiamo scambiato quattro chiacchere , mi sono fatto firmare i suoi libri e abbiamo bevuto qualcosa insieme.
ricordo che era molto carico e gasato per il suo prossimo viaggio che avrebbe cominciato qualche settimana dopo, attraverso tutte le provincie della Cina in Vespa.
e da quel viaggio, poi andato a buon fine, e' anche nato il suo ultimo libro.
lo seguivo spesso sul suo blog, e quando gli lasciavo qualche commento lui mi rispondeva molto gentilmente, ricordandosi sempre il nostro incontro di Bergamo.
fino all' ottobre del 2008, quando aprendo il suo blog come tante altre volte ho letto il triste messaggio della sua moglie cinese che ne annunciava l' improvvisa scomparsa.
ero in un internet point di un paese dell' India del sud, e mi ricordo ancora quanto ci rimasi male in quel momento.
in queste settimane indonesiane ho girato spesso in motorino, soprattutto per Bali, e cosi' ho potuto vedere cose che altrimenti mi sarei sicuramente perso.
ho visto cerimonie, sono stato invitato a due matrimoni e a un funerale, ho visto un allenamento di combattimento di galli e un' orchestra gamelan che faceva le prove per una festa, mi sono perso tra le risaie e sono finito in casa di balinesi gentilissimi a bere un caffe', ho risposto al saluto di mille bambini che mi urlavano Hallo!! quando passavo.
questo l' ho potuto fare perche' non ho partecipato a un' escursione organizzata che ti porta nei soliti posti col van e alla fine si capita sempre nel solito negozio di souvenir, ma perche' ho girato col 'mio motorino' e mi sono fermato a vedere quello che volevo io dove volevo io.
naturalmente ho pensato spesso a Giorgio Bettinelli, che questa cosa l' ha fatta per 15 anni attraverso tutto il mondo, senza mai fermarsi, imparando tra tutte le altre cose a parlare sette lingue e a dire grazie, che e' la prima parola da imparare, nelle lingue e dialetti di tutti i paesi che attraversava, e sono stati centinaia.
che personaggio.
questo e' il copiaincolla del ricordo di Giorgio di un suo illustre concittadino, il giornalista del Corriere Beppe Servegnini:

Beppe Severgnini: Giorgio, la fantasia e l'incoscienza
Tratto da "corriere.it" 22 settembre 2008

Ho saputo, e mi è dispiaciuto molto. Come a Crema sapete - faccio parte del paesaggio, in città ci conosciamo più o meno tutti - Bettinelli ed io siamo della stessa generazione. Aveva un anno più di me, Giorgino. Lo chiamavano così perché è sempre stato alto e esile, sembrava una figura uscita da un libro illustrato. Papà maestro elementare, baffuto, impettito, sempre in bicicletta. Mamma volitiva. Un fratello più grande, se non ricordo male.
Siamo stati insieme lupetti - Giorgino nei rossi, se non sbaglio; io nei pezzati - poi ci siamo ritrovati negli scout, stessa squadriglia (pantere). Eravamo adolescenti, ma Giorgio era più grande di me: per diciotto mesi, e per molte altre cose. Sapeva far tutto: cantare, recitare, scrivere, inventare, correre, tirare, saltare. Credo di aver imparato da lui a parlare in pubblico: uscire, alla luce del fuoco, e recitare di fronte ai tuoi amici è una scuola meravigliosa.
Giorgio Bettinelli è una delle persone più fantasiose che io abbia mai conosciuto, al limite dell'incoscienza. Ricordo quando ci ha trascinato nella notte - lui quattordicenne smaliziato, noi dodicenni svagati - a trovare non so quale suo conoscente, che s'era appartato in auto con la ragazza. A dieci metri di distanza abbiamo accesso sette torce elettriche tutte insieme, puntandole verso il cielo. Ancora mi chiedo come il poveretto non sia morto d'infarto.
Lui era questa roba qui: un misto di follia e fantasia che poteva produrre capolavori e disastri. Ne ho avuto la conferma al liceo classico, dove Giorgino trasformava la politica - lui era del Movimento Studentesco - in un happening. Se c'era lui, l'assemblea diventava uno spettacolo (anche per me, politicamente distante). Era due classi davanti a me, stessa sezione B: la professoressa Paola Milani, gran donna, lo amava e lo odiava. Sentimenti comprensibili, anche allora.
Ricordo quando Giorgio ha cominciato la sua carriera, prima a Crema e più in là: attore nel "Teatro delle Erbe", cantante ("Barista", bella canzone), conquistatore (Monica, di cui mezza Crema era innamorata). Poi l'ho perso di vista, e ho saputo che ci sono stati guai di vario genere, eccessi, vicende romane che a noi sembravano lontane e misteriose. L'ho incontrato tre o quattro volte, per Crema, in quegli anni: aveva gli occhi diversi, più tristi.
Poi, negli anni Novanta, Giorgio ha trovato la Vespa, grande amante di tanti di noi. Da ragazzo, con una Ts 125 cc , io ero arrivato a Vienna (1978) e Alicante (1979). Giorgio, con un mezzo simile, ha girato il mondo. Di nuovo, come quand'era ragazzino: un misto di follia e fantasia, capace di produrre capolavori e disastri. Ma questa storia la sapete, e non c'è bisogno che ve la racconti io. E' finita in Cina, la sua ultima passione. Ora Giorgio sta altrove: auguriamogli di essere felice.
So che a Crema pensate di dedicargli una via. Fate bene. Un consiglio, se posso. Che sia lunga, profumata di piante, e non si veda la fine. Via Giorgio Bettinelli, viaggiatore cremasco.

Piccola Descrizione Delle Foto Di Cui Sopra..
1 ragazza si allena nei passi di una danza tipica balinese, col sottofondo di una rumorosissima orchestra gamelan. Amed
2 le mani nel red hot chilli al mercato di Ubud. Ubud
3 maschera tipica balinese in un negozio vicino al tempio di Gunung Kawi. Tampaksiring, vicino Ubud
4 tecnico addetto alle riparazioni della fognatura durante una full immersion. Ubud
5 rifornimento benzina in una strada sulle colline di Padangbai (un litro o,35 euro). Padangbai

martedì 22 dicembre 2009

Kuta Lombok




Colazione, ore otto emmezza. ci sediamo sulle belle sedie di vimini, davanti il mare blu che non stanca mai.
arrivano il ginger tea e il caffe' che abbiamo ordinato, due tazze un solo cucchiaino.
mentre il cameriere sta per andarsene lo fermo e gli domando :"sorry i' d need one more spoon, please".
e lui senza fare una piega :"oh no problem mister, you can borrow it".
ve lo potete prestare, non c' e' problema. come se fossi stato io a chiedere una cosa superflua.
qui funziona cosi' e se si e' di buon umore puo' anche fare sorridere la cosa. che non fa assolutamente ridere e' invece la situazione ambientale di queste tre piccole isole al largo di Lombok.
le Gili non sono piu' un segreto. all' inizio degli anni novanta arrivavano solo backpackers con zaino e chitarra alla ricerca di spiagge tranquille di giorno e di erba e magic mushrooms la notte.
cose che qui sono perfettamente tollerate visto che la polizia non c' e' e tuttoggi non ci sono neanche mezzi a motore, ci si sposta con la bici o con i cidomo che sono dei carretti trainati dai cavalli.
da qualche anno pero' c' e' un servizio di barche veloci super pubblicizzate che in un paio d' ore collegano le isole a Bali.
cosi' chi viene a Bali in cerca della spiaggia perfetta, che a Bali non esiste neanche in cartolina, alla fine arriva qui.
adesso c' e' troppo e di tutto, famiglie con bambini e coppiette, ma l' atmosfera rimane abbastanza easy going e un po' hippy.
le spiagge bianche sono bellissime e il mare anche di piu'.
basta buttarsi in acqua con la maschera e le pinne per ammirare una barriera corallina esagerata, habitat di tutti i pesci colorati che la popolano e di coralli ancora intatti.
ci sono addirittura le tartarughe marine. ne ho viste due a poca distanza da me mentre facevo snorkeling in 5 o 6 metri d' acqua.
e' stato emozionante.
all' inizio mi sono quasi spaventato perche' una era veramente enorme, grande quasi come me, ma poi ho nuotato con loro per quasi mezzora osservandole mangiare dai coralli e galleggiare a mezz' acqua, spettacolare.
e fino a qui solo cose piacevoli.
l' altro lato della medaglia e' che come in tutti i posti cosi' belli la pacchia sta per finire.
Trawangan, che delle tre e' l' isola piu' grande si gira in due ore camminando sulla spiaggia, ed essendo ormai cosi' facilmente raggiungibile gli investitori, quasi tutti europei, ci vedono delle potenzialita' di sviluppo assurde e non la smettono piu' di costruire.
ci sono cantieri da tutte le parti e si capisce la capienza che puo' avere camminando la sera lungo la strada del molo, piena di ristorantini che espongono il pesce ma mezzi vuoti.
in agosto che e' alta stagione invece, ho sentito dire che parecchia gente che arriva senza aver prenotato la camera e' costretta a dormire in spiaggia aspettando che se ne liberi una.
sull' isola, su un totale di 800 persone tra locals ed expats ci vivono anche ben 7 italiani.
a parte il solito fulminato un po' fattone che dice di fare il pescatore, gli altri 6 hanno il businness di ristoranti e alberghi.
uno di loro e' di Genova e gira in bicicletta con una scimmia aggrappata al manubrio e davanti al suo locale ha 2 bandiere, una dell' Indonesia e l' altra della sampdoria.
la cuccia della scimmia e' blucerchiata.
poi c' e' una ragazza emiliana che ha lasciato tutto per venire qui, ha aperto un ristorante, l'ha chiamato blu d'aMare e fa la pasta fatta in casa che vende a prezzi esagerati.
mi dicono che e' molto buona ma con 65.000 rupie ( circa 5 euro ) mi faccio tre nasi goreng e anche da bere.
e poi c' e' anche il discorso dell' affidabilita'. finche' dai da mangiare a un americano tutto ok, tanto di cibo non capisce e non capira' mai niente, ma ho visto coi miei occhi servire delle pizze al tavolo di ignari ed affamati clienti che facevano passare del tutto quella mezza idea di mangiare italiano a sud dell' equatore.
ora sono a Kuta Lombok, dove siamo arrivati il 24 mattina.
nessuna chiesa, nessun festone natalizio, nessun albero di natale. solo piante di banane.
le sera siamo usciti a festeggiare in un ristorantino un po' piu a modo del solito, un posto famoso per il suo curry di granchio gigante.
l' abbiamo mangiato gustato e buttato giu' con due o tre bottiglie di bintang, la birra nazionale indonesiana.
e' stata una cena davvero memorabile, penso che una cosa del genere in Italia non esiste. esageratamente buono.
ma non sembrava neanche natale pero'. mi mancava un po' l' atmosfera di casa.
e' strano pensare come una festa evento cosi' importante ( per i motivi piu' vari ) nella nostra cultura sia invece totalmente ignorata in altre.
questo mi ha fatto riflettere sul significato che possono avere le ricorrenze islamiche piu' importanti in Italia, come il ramadam ad esempio.
per una volta ho visto le cose dall' altro punto di vista.
pero' prima stavo leggendo nella veranda fuori dalla mia stanza e la bambina della proprietaria che girava per il cortile innaffiando le piante ( di banana ) si e' avvicinata e con un sorriso timido mi ha detto Merry Christmas!!.
meno male...

giovedì 17 dicembre 2009

Amed Bali





I' m gonna write this post in english for once in a while to make it easy for my 'huge foreign readers community' and also 'cause this way cogliati can' t even understand a fucking word ( aha aha ah!!).
it's a few days i' m already here in Bali and really having a good time.
it's supposed to be rainy season this period but we' ve been quite lucky until now having rained a little and mainly in the afternoons, it' s still an enjoyable weather.
i arrived first to Lovina, in the less developed and touristic north coast.
the black sand beaches aren' t that great, but this i already knew.
Bali is not for beautiful and unspoiled beaches but for its variety of landscapes and culture and the atmosphere in general.
we did rent a motorbike and went to the back hills driving through typical villages and lush green forests, stopping here and there shooting pictures or drinking something.
we eventually did a long ride enjoyng the hot water of a hot spring amidst the jungle, visiting the biggest buddhist temple on the island and the famous and overrated ' typical bali's photo ' multi roofed hindu temple on the mysty lake.
it was cloudy and quite chilly there being these spots up in the hills and we finally had a big relief getting down to the coast along a nice scenic route.
next Lovina we headed to the eastern tip of Bali in a place called Amed.
this place means a long stretch of very little and laid back fishing villages where the big attraction is the barrier reef just few meters off the shore.
we rented the snorkeling equipment and had a great time spotting every kind of coral and colorful 'fish bowl' fishes wandering around me while i was swimming.
there is also a japanese wreck one can see just snorkeling without diving.
we went as well to the back side to see the famous rice terraces with the motorbike.
driving slowly on those streets is always a big pleasure.
we' re staying here some more days and then we' ll catch the fast boat to Gili island
where we' re meant to spend Christmas.
not being at home for those days is strange, the first time i' m gonna travel during Christmas but i think Gili, though in low season, is not even the worst place on earth to spend the holidays.
you can check many beautiful shots on the link here besides.
we think to stay on Gili Trawangan but i guess all the three island are awesome.
they' re quite isolated too and was told that internet connection is very slow and expensive.
don' t know if i' ll update the blog there, i will likely do that later.
ok see you later, stay tuned

sabato 12 dicembre 2009

Lovina Bali





L' Indonesia e' il quarto paese piu' popolato del mondo e il primo musulmano per numero di abitanti.
e' un arcipelago vastissimo . mi diceva un tipo di qua che se si volesse trascorrere un solo giorno per ogni isola ci vorrebbero 44 anni!!.
ci sono posti molto isolati come Papua e Sumatra e poi c'e' Java che con piu' di 100 milioni di abitanti su una superficie piu' piccola dell' Italia ha dei seri problemi di sovrappopolamento.
la densita' di abitanti per chilometro e' come quella della Cina sud orientale o della valle del Gange in India, e ci si accorge facilmente attraversandola via terra.
ho percorso meta' isola da ovest a est per arrivare a Bali e per fare poco piu' di 400 chilometri ci abbiamo messo quasi 20 ore!!
ma non perche' le strade siano brutte, il problema piuttosto e' una fila ininterotta di camion macchine e motorini che come in ogni nazione in via di sviluppo procedono con una notevole anarchia automobilistica in ogni senso di marcia.
e poi finisce un paese e ne comincia subito un altro, senza soluzione di continuita'.
ma a parte questo che comunque non e' riposante e mi ha stranito abbastanza, sono venuto qui per vedere due cose che poi si sono rivelate entrambe pienamente all' altezza delle mie aspettative.
a circa un' ora di macchina da Yogyakarta, che e' anche una cittadina abbastanza piacevole e incasinata da girare a piedi, c'e' uno dei templi buddhisti piu' spettacolari di tutta l' Asia, Borobudur.
e cosi' prima levataccia per raggiungere il sito all' alba prima che i turisti col bus da 40 posti arrivino a scattare milioni di foto per salvare l' immagine nella memoria della digitale anziche' in quella del cervello.
il sito si e' cosi' presentato avvolto dalla nebbiolina delle prime luci dell' alba.
atmosfera molto suggestiva.
per entrare, seguendo la dritta della guida di Yogya che ci aveva accompagnato nel labirinto del villagio del Kraton ( palazzo del sultano ) ho messo diecimila rupie ( 80 cent. euro ) in mano a un ragazzino che vendeva souvenir, che molto gentilmente e pensando gia' al pranzetto offerto dai turisti italo tedeschi, ci ha accompagnato a un ingresso laterale evitando cosi' di pagare l' assurdo ticket di 120.000 rupie.
di sicuro quei pochi soldi facevano molto piu' comodo a lui che al ministero indonesiano delle belle arti.
spero tanto di mettere in pratica questa tecnica anche in Myanmar, visto che i dieci dollari che bisogna pagare praticamente per tutti gli ingressi ai templi e ai musei vanno dritti nelle tasche del regime.
e pagare un quinto di quello che guadagna un contadino del posto in un mese per vedere anche una bella pagoda e' una cosa assurda e inaccettabile.
il tempio comunque e' fantastico e molto meglio conservato di quanto immaginassi.
e' ricco di incisioni molto belle e di statue del Buddha, molte delle quali pero' senza piu' la testa.
mi ha ricordato in molti particolari il complesso di Angkor wat, sebbene i templi cambogiani siano secondo me impossibili da superare per maestosita' e bellezza.
poi la sera stessa siamo arrivati nella citta' di Probolinggo, con un van siamo saliti fino ai 2200 metri del bordo del cratere del Gunung Bromo, dove abbiamo passato la notte.
dai 38 gradi di Yogya ai 15 di Cemoro Lawang.
seconda levataccia, questa volta alle tre e mezza di notte per raggiungere il view point a 2700 metri e vedere l' alba sul vulcano insieme a una platea di turisti indonesiani infreddoliti.
meno male che anch' io avevo affittato una giacca a vento, senno' sarei morto dal freddo!
ma che spettacolo pero'.
ho visto un paesaggio che mi ha lasciato a bocca aperta, una cosa nuova, che non mi era mai capitato di vedere prima.
dopo l' alba siamo scesi con una jeep nel grande cratere esterno, che contiene tanti piccoli coni vulcanici e questa volta a piedi siamo saliti fino al bordo di uno attivo camminando a fatica nella sabbia nera e con una puzza assurda di zolfo ( leggi uova marce ) fino in cima per poi guardare giu' da dove sale il fumo bianco.
queste sono le cose che ho fatto a Java in una settimana abbastanza intensa, dove ho avuto anche il piacere di parlare con qualche local.
la fama degli indonesiani e' quella di gente molto aperta e sorridente, a volte anche pesante e insistente quando si tratta di vendere qualcosa.
confermo e sottoscrivo tutto.
penso che sia tra la gente piu' simpatica e disponibile di tutto il sud est asiatico ed e' fin troppo facile conoscerli e fermarsi a parlare con loro.
sono molto curiosi e molto informati,e quando dico che sono italiano naturalmente il primo argomento di conversazione e'..il calcio!
e poi cosa che negli altri paesi asiatici non ho visto qui esiste la musica!!
un sacco di ragazzi la sera fuori dalle porte con la chitarra e altri strumenti in mano, divertente.
e poi le locals sono special!!

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